Segreti - Capitolo 3 - Scrittura



“Mamma , sono a casa” urlò la bambina, entrando dalla porta sul retro.
Tutto era in perfetto ordine, ma non vi era ombra di sua madre o di suo padre. La cucina era una delle stanza preferite di Leila: piccola e sicuramente modesta, eppure piena di oggetti carini e colorati che riempivano l’animo di allegria, contrastando il grigio dei muri e della povertà. C’era una grande lavello in pietra dove di solito sua mamma appoggiava ogni sorta di prelibatezza che prendeva dall’orto e dal giardino: ciliegie, mele, carote, patate e via dicendo.  Leila adorava le mele rosse: si nascondeva sempre sull’argine di un piccolo fiume, portandosi dietro una mela rossa e un libro. Era un altro dei suoi magici nascondigli.
Nella cucina, in mezzo della stanza, c’era anche un enorme tavolo in legno chiaro, che risultava in pratica sempre ricoperto di uova o di farina, perché la mamma di Leila aveva la passione per le torte di ogni genere e forma.
Accanto al lavello c’era una finestra con delle tende bianche : era lì che ogni giorno la bambina portava i fiori che raccoglieva per i campi, così da fare un regalo alla mamma e contemporaneamente abbellire la stanza.
Uscendo dalla cucina, si finiva diretti nel salotto che altro non era che una camera molto accogliente e povera, con un camino grande che faceva compagnia tutte le sere. Lì, dopo cena, la nonna raccontava sempre storie e leggende che o facevano paura o ti incuriosivano a morte. In ogni caso, Leila se le ricordava tutte.
Tra il salotto e l’ingresso c’era una grande finestra dove era stato posizionato un piccolo divanetto: quello era il posto di Leila. Quando non era fuori infatti, era lì che passava le giornate, facendo lavori con l’uncinetto, leggendo, giocando con i gatti e altro. Era il punto in cui amava rilassarsi.
“Mammaaa” urlò la bambina, affacciandosi dalla sua finestra.
“Sono qua, nell’orto” rispose la mamma a gran voce.
Leila la vide, come sempre, ricurva a raccogliere verdure, con la nonna lì accanto che la aiutava come poteva.
Decise di aspettarla in casa e si mise a sedere sul suo divanetto, tirando via da sotto il tavolo una grande scatola di legno. Rovesciò lentamente il contenuto della scatola: in pochi secondi, il divanetto fu cosparso da piccoli gattini che miagolavano e si arrampicavano su di lei. Rimase lì a giocare con loro  e ad accarezzarli, aspettando che la madre rientrasse.
Quando ebbe finito nell’orto e arrivò all’ingresso, la mamma aprì la porta e la trovò così, mezza addormentata, con una decina di gattini grigi che le mangiavano i capelli e che giocavano con i fili del grembiule.
“Leila” tuonò “ cosa ci fai col vestito buono?”
La bambina si risvegliò velocemente: “ Si lo so, mi dispiace, hai ragione. Ma abbiamo un discorso molto più urgente da fare” disse con tono deciso.
La mamma spostò la testa di lato, squadrandola, sorpresa. “Non mi sembra il miglior modo di rispondere” tuonò la madre.
“Scusa. E’ che…. Cosa vorrebbe dire, secondo te, che ho incontrato un vecchio nel bosco che mi ha detto che doveva fare un incantesimo per prendere delle lucciole verdi e rosa?” disse in tono impertinente “ e cosa intendeva dicendomi che dovevo chiedere a te il significato di tutto ciò ?”
La mamma si bloccò sul posto, cercando invano un aiuto nello sguardo della nonna che però non seppe cosa fare per incoraggiarla. Si girò di nuovo verso Leila:
“Non lo so” disse con nonchalance “ vieni, ho trovato le fragoline di bosco, le tue preferite” .
“Stai cercando di confondermi con le fragoline? Ora le mangio, ma prima rispondimi: sono grande, voglio sapere tutto quello che sanno le persone grandi! E’ uno scherzo di papà, vero? Questa volta ha superato se stesso” disse sorridendo di sbieco e facendo l’occhiolino, convinta di aver colto nel segno..
Dovete sapere che suo padre era un uomo molto simpatico e, soprattutto, molto burlone. Amava preparare scherzi a tutti, prendere in giro chi stava al gioco e fare paura di soppiatto alla mamma di Leila. Anche Leila in parte aveva subito qualche scherzo… Ricordava ancora la volta in cui voleva, da piccola, giocare in tutti i modi con la colla e suo padre, anziché togliergliela e arrabbiarsi, le disse “Usala se credi sia giusto. Prova, mettila sui diti” e Leila lo fece, ritrovandosi dopo con le dita delle mani attaccate, piangendo e urlando, mentre il papà ridendo le lavava via tutta la colla.
Quel signore che parlava di incantesimi nel bosco e che spingeva Leila a chiedere alla mamma, sapeva proprio di uno degli scherzi ideati dal suo papà. Ne era certa.
La madre, quando capì che Leila pensava che qualcuno si fosse presa gioco di lei, scosse la testa e sospirando le disse quelle parole che le rimasero impresse per il resto della sua vita:
“Tesoro, papà non c’entra nulla. Non è uno scherzo, ma neanche nulla di grave. E’ solo che nel mondo un esiste po’ di magia: ora ce n’è molta meno rispetto a prima e va sempre più scomparendo.. Ma ancora qualcosa a giro c’è ed è la legge che obbliga i genitori a parlarne ai figli solo dopo gli 11 anni.. Per questo, visto che ancora non li hai compiuti, volevo aspettare a dirtelo. Non è niente di che, ci siamo passati tutti. Siediti qui, così ti racconto tutto.”
E così facendo, Leila si sedette a terra a gambe incrociate, fissando la mamma a bocca aperta, mentre i gattini inseguivano ancora il suo grembiule preferito.

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