UNA MATTINA NEBBIOSA
Era
una mattina nebbiosa quando t’incontrai: un velo bianco ricopriva la città.
Sono nel solito autobus che
ogni mattina, da 30 anni, mi porta a lavoro e, come ogni mattina che si
rispetti, sono in coda nel mezzo del traffico delle 8, accanto al semaforo. Un
velo bianco di nebbia ricopre i prati circostanti, quasi volesse rendere
anonimo il paesaggio.
Fisso la nebbia e il tuo
pensiero prende forma nei miei ricordi lontani. Era una mattina nebbiosa quando
t’incontrai: un velo bianco copriva la città.
Ero su un autobus quel
giorno, in coda, e il mondo attorno a me viveva, fregandosene di quella nebbia
invasiva.
Due anziani fissavano il
tempo scorrere seduti su una panchina, in mezzo ad una piazza, accanto al
semaforo. Tre ragazzini ridevano dei loro giochi, correndo tra le foglie. C’era
odore di castagne, di camino, di casa. La città viveva, con le sue persone, i
suoi alberi, il suo traffico. Forte, viva.
E in mezzo a tutto questo,
tu.
Tu ragazza sola, ferma
accanto ad un bar, cappello di lana rosso. Fissavi la nebbia e ti scaldavi le
mani soffiandoci dentro. Bella come il vento, come il sole. I ragazzi ti
passavano accanto e non riuscivano a non guardarti. Non volendo la mia fermata
era la prossima, proprio accanto a te, dopo il semaforo.
Scesi saltando
dall’autobus, come un bambino pronto per scartare i regali di natale. Mentre
camminavo verso di te, foglie secche e profumi caldi invadevano il mio corpo.
Dio, com’eri bella: già
sapevo che non sarei riuscito a toglierti gli occhi di dosso.
Ovunque ormai c’era una
nebbia bianca e invasiva e tu eri bellissima: azzeravi i miei sensi come quel
velo bianco ricopriva i prati. Sembravi tu, quel velo bianco.
Mi avvicinai, ti sorrisi,
ti parlai. Bevemmo un caffè come vecchi amici, ammirando dal vetro appannato
del bar, la città vivere forte i suoi aneddoti, i suoi abitanti, i suoi sapori.
Vedevo le tue labbra sorridere e mi mandavano in estasi. Osservavo i piccoli gesti
e movimenti delle tue mani, desiderandoti.
“ Non voglio staccarmi da
te. ” Ti dissi d’improvviso.
“ Nemmeno io. “ fu la tua
leggera risposta.
Era una mattina nebbiosa
quando mi innamorai di te: accecasti il mio cuore e i miei sensi, come se fossi
stata tu a portare quella nebbia sui prati. Il tuo sorriso leggero toccò ancora
per molti anni la mia anima e poi un giorno svanisti, come un sole caldo e
primaverile scaccia la nebbia invernale.
Qualcosa ti portò via per
sempre da me e non ti vidi più, ormai accecato dai raggi di sole.
Provai a cercarti nei miei
sogni, tra gli anziani seduti a guardare il tempo scorrere, tra i bambini
sorridenti in mezzo alle foglie, tra gli odori della città in movimento, ma non
ti trovai più. Il sole mandò via la nebbia.
E oggi, che è tornata la
nebbia, mi ritrovo, anche se so che non è possibile, a sperare di incontrarti
di nuovo, immaginandoci guardare dal vetro appannato di un bar quel velo bianco
invadere i miei sensi.
Let
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