IL TAPPO DI SUGHERO
Scritto in collaborazione con Graziano Bellini
Scritto in collaborazione con Graziano Bellini
Cosa succede se un tappo di sughero vuole
diventare qualcosa che non potrà mai essere?
Una candela, per esempio! Succede che lo
perdiamo, se qualche amico sincero non gli apre gli occhi in tempo: ecco cosa
succede!
I fatti sono questi. Tutto iniziò quando un
tappo di sughero fu lasciato sopra un mobile, vicino ad una candela accesa al termine
di una festa. La candela di cera color bordeaux brillava di luce propria, emanata
dalla fiamma a forma di punta di lancia che partiva dal suo stoppino, ed era
elegantemente adagiata dentro un portacandele di vetro lavorato. Il tappo di
sughero, ignaro di vita e scarso di conoscenze (d’altra parte era rimasto per
tutta la sua esistenza chiuso in buco
stretto e buio, con una massa liquida di sotto e un sigillo impenetrabile in
alluminio di sopra), pensò che quell’oggetto, cosi affascinante, fosse come
lui, della sua stessa razza. Erano entrambi di forma cilindrica, entrambi
vivevano dentro a un vetro e si trovavano entrambi sopra un mobile. Questo a
lui era bastato per tirare la più sconclusionata delle conclusioni: “Siamo
uguali!”
Però…
“Però … quella luce sopra la testa! Come
mai io non ce l’ho?”
Beh, quello sarebbe stato un problema da
risolvere solo successivamente. La cosa più importante adesso era la decisione
che aveva preso: “Voglio essere anch’io un tappo di sughero che brilla di luce
propria!”.
La candela era ignara di questo folle desiderio
che animava il pensiero del suo nuovo
vicino, altrimenti lo avrebbe senz’altro disilluso con parole convincenti. Ma a lei, il appo di sughero,
non rivolse nemmeno la parola.
Chiese invece consiglio al soggetto più
sbagliato che poteva trovare: un tappo di plastica!
Il dialogo fu più o meno questo: “Voglio
diventare come quel tappo di sughero colorato che fa luce, vedi quello li,
dentro quel coso di vetro? Come posso fare per avere anch’io la luce come
quella sopra la sua testa?”
“Guarda nel cassetto, troverai dei piccoli
legnetti, si chiamano Stuzzicadenti. Basta che te ne infili uno in testa poi Accendino
di aiuterà a renderlo luminoso”.
Era un consiglio perfido e di invidia
alimentato. “Morte ai vecchi tappi di sughero ignoranti! Viva il futuro dei
tappi di plastica!” avrà pensato il derivato dal petrolio.
Il tappo di sughero ringraziò di cuore il tappo di
plastica per il prezioso aiuto e si mise subito alla ricerca degli Stuzzicadenti.
Lungo il cammino i suoi pensieri felici gli facevano compagnia: “Finalmente anch’io brillerò, anch’io sarà un vero tappo di sughero che s’illumina!”.
Mentre sognava il fatidico momento, fu interrotto dalla voce del camino : “Piccolo tappo di sughero, non dare retta a ciò che ti dice il tappo di plastica: è un oggetto perfido, vuole solo fregarti. Lo Stuzzicadenti ti farà del male e il fuoco ti brucerà, fidati di me. Non puoi accenderti, non sei come lei.”
“Perché quel tappo di sughero può illuminarsi ed io no, allora?” s’imputò il tappo di sughero.
“Perché lei non è un tappo, è una candela! Il suo corpo è fatto di cera, il suo scopo è accendersi e sciogliersi. Tu non sei come lei!” urlò il camino.
Ma il tappo di sughero ignorò le sue parole e mentre il camino stava ancora parlando lui si era già voltato per andarsene.
Camminava impettito e urlava dentro di sé che non si sarebbe fatto fermare da niente e da nessuno. Aveva vissuto anni nel buio del suo vetro ed ora era sicuro che la sorte di tutti i tappi di sughero, una volta abbandonato il liquido nero e il vetro, fosse quella di accendersi e brillare insieme a tutti gli altri.
Arrivò dagli Stuzzicadenti e se ne infilò uno in testa.
Dolorante, si avvicinò ad Accendino, il quale si rifiutò di aiutarlo : “Non posso farlo, stupido di un tappo! Ti farei del male e non voglio questa responsabilità sulla coscienza! Sono un oggetto responsabile, io! Non ti aiuterò nel tuo gesto folle. Piuttosto, guarda le cose come stanno: la candela è candela e te sei sughero! E a noi piaci come sughero.”
Lungo il cammino i suoi pensieri felici gli facevano compagnia: “Finalmente anch’io brillerò, anch’io sarà un vero tappo di sughero che s’illumina!”.
Mentre sognava il fatidico momento, fu interrotto dalla voce del camino : “Piccolo tappo di sughero, non dare retta a ciò che ti dice il tappo di plastica: è un oggetto perfido, vuole solo fregarti. Lo Stuzzicadenti ti farà del male e il fuoco ti brucerà, fidati di me. Non puoi accenderti, non sei come lei.”
“Perché quel tappo di sughero può illuminarsi ed io no, allora?” s’imputò il tappo di sughero.
“Perché lei non è un tappo, è una candela! Il suo corpo è fatto di cera, il suo scopo è accendersi e sciogliersi. Tu non sei come lei!” urlò il camino.
Ma il tappo di sughero ignorò le sue parole e mentre il camino stava ancora parlando lui si era già voltato per andarsene.
Camminava impettito e urlava dentro di sé che non si sarebbe fatto fermare da niente e da nessuno. Aveva vissuto anni nel buio del suo vetro ed ora era sicuro che la sorte di tutti i tappi di sughero, una volta abbandonato il liquido nero e il vetro, fosse quella di accendersi e brillare insieme a tutti gli altri.
Arrivò dagli Stuzzicadenti e se ne infilò uno in testa.
Dolorante, si avvicinò ad Accendino, il quale si rifiutò di aiutarlo : “Non posso farlo, stupido di un tappo! Ti farei del male e non voglio questa responsabilità sulla coscienza! Sono un oggetto responsabile, io! Non ti aiuterò nel tuo gesto folle. Piuttosto, guarda le cose come stanno: la candela è candela e te sei sughero! E a noi piaci come sughero.”
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