NEL PARCO
Lei è seduta sulla
panchina, si gusta silenziosa il suo pranzo sotto l'ombra di un albero, MP3
sintonizzato su Bon Iver.
Lui
cammina svogliato, accigliato, stanco, fissando il cellulare .
E' agosto, caldo torrido e silenzio. Nessuno è in quel parco a quell'ora, con quella temperatura. Unico rumore di sottofondo: foglie, vento e una TV accesa da qualche parte.
Lui cammina e guarda in basso, Lei è seduta e fissa le foglie sopra la sua testa.
La prima a girarsi è Lei: scruta il paesaggio intorno e il suo sguardo si posa sul ragazzo poco lontano da lei, l'unico essere umano nei paraggi. Lo guarda un po’ e poi si gira dall'altra parte: non vuole farsi beccare a fissarlo.
Stavolta è Lui a vederla: alza involontariamente la testa, gli cade l'occhio sulla ragazza poco lontana da lui, l'unico essere umano nei paraggi. Non riesce a smettere di guardarla: la trova dolcemente meravigliosa e dannatamente intrigante.
Non sa cosa fare, non sa se andarle incontro, parlarle, dirle che è irresistibile e dimenticarsi gli impegni vari che lo aspettano oppure far finta di nulla, tirare dritto e riprendere la routine.
Lei si è accorta di lui, si sente osservata: sente lo sguardo deciso e dopo un leggero fastidio iniziale, vorrebbe che Lui le andasse incontro. Lo vede con la coda dell'occhio: è lì immobile, indeciso.
Forse non sta guardando me, forse mi sto immaginando tutto, pensa Lei. Non resiste, deve guardarlo, deve capire, la curiosità regna sovrana.
Gira lentamente lo sguardo verso di lui, inclinando la testa, mentre Lui la sta già fissando: gli occhi s'incontrano per un attimo che sembra immenso.
Lei ritira lo sguardo, sorridendo. Lui sente il cuore pulsare in ogni angolo del suo corpo e la mani sudare.
La scelta spetta a Lui: l'uscita del parco è proprio vicina alla panchina dove siede Lei.
Rimane fermo ancora un po’ fissando la panchina e l'uscita, poi ricomincia a camminare.
Lei non sa fino all'ultimo se si avvicinerà o se ne andrà.
In fondo sono sopravvissuta finora senza conoscerlo, magari è pure antipatico, anzi magari dovrei andare, pensa lei, improvvisamente nervosa.
In fondo non sono sicuro che voglia che vada da lei, mi ha guardato, è vero, ma per un attimo e non significa nulla, pensa lui, improvvisamente dubbioso.
L'uscita del parco si avvicina, insieme ai suoi capelli profumati e mossi dal vento. E' veramente bella.
Lo vede indirizzarsi leggermente verso l'uscita. Nota che ha smesso di guardarla e non va verso di lei.
Il cuore si ferma un attimo, la speranza è che si avvicini: Lei ormai non desidera altro. Non lo vede più con la coda dell'occhio.
Lui l'ha fissata per tutto il tempo, però nell'indecisione ha puntato per l'uscita del parco.
Smette di fissarla, rassegnato, e cerca di uscire.
E' già sul marciapiedi quando il suo corpo si rifiuta di compiere movimenti: davanti a sé la città, il frastuono, il lavoro, il cellullare, le e-mail che arrivano insistenti; dietro a sé un parco silenzioso, ombreggiato, quasi fresco e una ragazza carina, su una panchina, che gli ha sorriso leggermente.
Ci mette un attimo a cambiare idea e torna dentro il parco.
Lei è sempre sulla panchina, sta guardando una foglia vicino ai suoi piedi, pensierosa.
Lui rimane un secondo fermo dietro di Lei senza farsi vedere: la osserva con occhi attenti, testa inclinata. Poi finalmente sorride tra sé e sé e le va incontro.
Lei è seduta sulla panchina, si gusta silenziosa una bottiglia d'acqua fresca sotto l'ombra dell'albero, MP3 ancora sintonizzato su Bon Iver.
Lui appare alla sua destra, la guarda disinvolto e facendo finta di nulla si siede accanto a Lei, come se fosse solo interessato al fresco.
Lei rimane sorpresa: posa la bottiglia d'acqua che perde goccioline di condensa ovunque e lo guarda sorridendo, con aria amichevole. Lui impazzisce per quel sorriso e lo ricambia. Lei torna a fissare le foglie e con uno sguardo malizioso si toglie le cuffie. Lo guarda, è bellissimo. Lui continua a fissarla, sorridendo.
La prima a parlare è Lei: " Piacere, Giulia."
Lui si toglie gli occhiali da sole, sorride di nuovo: " Il piacere è tutto mio. "
Rimangono così, sorridenti e spensierati a fissare le foglie. E mentre il mondo attorno a loro sembra immobile, il tempo scorre e nessuno dei due ha voglia di abbandonare quella panchina nel parco.
E' agosto, caldo torrido e silenzio. Nessuno è in quel parco a quell'ora, con quella temperatura. Unico rumore di sottofondo: foglie, vento e una TV accesa da qualche parte.
Lui cammina e guarda in basso, Lei è seduta e fissa le foglie sopra la sua testa.
La prima a girarsi è Lei: scruta il paesaggio intorno e il suo sguardo si posa sul ragazzo poco lontano da lei, l'unico essere umano nei paraggi. Lo guarda un po’ e poi si gira dall'altra parte: non vuole farsi beccare a fissarlo.
Stavolta è Lui a vederla: alza involontariamente la testa, gli cade l'occhio sulla ragazza poco lontana da lui, l'unico essere umano nei paraggi. Non riesce a smettere di guardarla: la trova dolcemente meravigliosa e dannatamente intrigante.
Non sa cosa fare, non sa se andarle incontro, parlarle, dirle che è irresistibile e dimenticarsi gli impegni vari che lo aspettano oppure far finta di nulla, tirare dritto e riprendere la routine.
Lei si è accorta di lui, si sente osservata: sente lo sguardo deciso e dopo un leggero fastidio iniziale, vorrebbe che Lui le andasse incontro. Lo vede con la coda dell'occhio: è lì immobile, indeciso.
Forse non sta guardando me, forse mi sto immaginando tutto, pensa Lei. Non resiste, deve guardarlo, deve capire, la curiosità regna sovrana.
Gira lentamente lo sguardo verso di lui, inclinando la testa, mentre Lui la sta già fissando: gli occhi s'incontrano per un attimo che sembra immenso.
Lei ritira lo sguardo, sorridendo. Lui sente il cuore pulsare in ogni angolo del suo corpo e la mani sudare.
La scelta spetta a Lui: l'uscita del parco è proprio vicina alla panchina dove siede Lei.
Rimane fermo ancora un po’ fissando la panchina e l'uscita, poi ricomincia a camminare.
Lei non sa fino all'ultimo se si avvicinerà o se ne andrà.
In fondo sono sopravvissuta finora senza conoscerlo, magari è pure antipatico, anzi magari dovrei andare, pensa lei, improvvisamente nervosa.
In fondo non sono sicuro che voglia che vada da lei, mi ha guardato, è vero, ma per un attimo e non significa nulla, pensa lui, improvvisamente dubbioso.
L'uscita del parco si avvicina, insieme ai suoi capelli profumati e mossi dal vento. E' veramente bella.
Lo vede indirizzarsi leggermente verso l'uscita. Nota che ha smesso di guardarla e non va verso di lei.
Il cuore si ferma un attimo, la speranza è che si avvicini: Lei ormai non desidera altro. Non lo vede più con la coda dell'occhio.
Lui l'ha fissata per tutto il tempo, però nell'indecisione ha puntato per l'uscita del parco.
Smette di fissarla, rassegnato, e cerca di uscire.
E' già sul marciapiedi quando il suo corpo si rifiuta di compiere movimenti: davanti a sé la città, il frastuono, il lavoro, il cellullare, le e-mail che arrivano insistenti; dietro a sé un parco silenzioso, ombreggiato, quasi fresco e una ragazza carina, su una panchina, che gli ha sorriso leggermente.
Ci mette un attimo a cambiare idea e torna dentro il parco.
Lei è sempre sulla panchina, sta guardando una foglia vicino ai suoi piedi, pensierosa.
Lui rimane un secondo fermo dietro di Lei senza farsi vedere: la osserva con occhi attenti, testa inclinata. Poi finalmente sorride tra sé e sé e le va incontro.
Lei è seduta sulla panchina, si gusta silenziosa una bottiglia d'acqua fresca sotto l'ombra dell'albero, MP3 ancora sintonizzato su Bon Iver.
Lui appare alla sua destra, la guarda disinvolto e facendo finta di nulla si siede accanto a Lei, come se fosse solo interessato al fresco.
Lei rimane sorpresa: posa la bottiglia d'acqua che perde goccioline di condensa ovunque e lo guarda sorridendo, con aria amichevole. Lui impazzisce per quel sorriso e lo ricambia. Lei torna a fissare le foglie e con uno sguardo malizioso si toglie le cuffie. Lo guarda, è bellissimo. Lui continua a fissarla, sorridendo.
La prima a parlare è Lei: " Piacere, Giulia."
Lui si toglie gli occhiali da sole, sorride di nuovo: " Il piacere è tutto mio. "
Rimangono così, sorridenti e spensierati a fissare le foglie. E mentre il mondo attorno a loro sembra immobile, il tempo scorre e nessuno dei due ha voglia di abbandonare quella panchina nel parco.
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