“Leila, sei sicura di essere pronta?” sua mamma la fissava con aria
interrogativa, leggermente preoccupata.
La bambina stava ancora accarezzando i gattini ed era talmente curiosa
di sapere tutta la storia, che non riusciva a togliere gli occhi di dosso a sua
madre. La fissava ardentemente, cercando di trasmettere tutta la voglia di
ascoltare, la maturità nel riuscire a farlo e soprattutto cercando di esaltare il fatto che non fosse minimamente
turbata.
Alla domanda della madre, scosse la testa in segno di si.
“Non sono molto convinta che tu sia pronta per tutto questo ma… ormai
siamo piombati nella storia!” Leila non commentò, continuava a fissarla con gli
occhi grandi e vigili. “ Va bene, la storia all’incirca è questa: esiste la
magia ed è sempre esistita. Nessun uomo può definirla precisamente o delineare
dei punti fondamentali, come nei libri. Qui la magia c’è ed è un mondo infinito
e libero. Esistono degli incantesimi che possono essere fatti da chiunque,
senza che ci sia bisogno di essere speciali. E’ ovvio, se non sei portato per
la magia, dopo poco gli incantesimi perdono il suo effetto oppure la persona in
questione non riesce ad andare avanti perché costa troppa fatica al corpo umano.
Per quelle persone che invece sono portate, la magia sarà sempre una cosa
innata e naturale, che non costa fatica e fa parte di loro. Generalmente sono
quelli che chiamiamo maghi e streghe. Per essere uno di loro devi avere un po’
di magia nel sangue, quindi devi avere almeno un parente lontano che sia un
mago o una strega: senza il sangue magico, non lo si può diventare. Ovviamente
non tutti sono buoni e quindi neanche tutti sono cattivi: dipende..”
“Da cosa dipende?” disse veloce la bambina.
“Ma non saprei, credo che sia uguale alle persone normali: se cresci
in un ambiente brutto con persone cattive che non ti insegnano niente di buono
ma soprattutto che non ti insegnano l’amore è probabile che uno poi diventi una
persona cattiva ma…. Sono idee, non saprei che altro dirti”.
“Perché lo scopro ora? Perché non si vede magia in giro se esiste?”
“Una domanda alla volta.” le disse la mamma “Ti ho appena detto che le
persone normali, che quindi non hanno sangue magico, possono inizialmente fare
degli incantesimi ma che, a lungo andare, questi perdono efficacia oppure le
persone, se provano ancora ad usare, potrebbero star male, giusto? Ecco, devi
sapere che un tempo tante donne, uomini e ragazzi provavano per anni a fare
incantesimi, fregandosene degli effetti collaterali: molti giovani purtroppo
morirono e così fu deciso che solo dopo gli 11 anni ai bambini sarebbe stato
raccontato della magia e che non andava più praticata di continuo e sotto gli
occhi dei ragazzi, in modo da non invogliarli ad entrarne a far parte. Oggi
quindi, tutti i bambini e bambine che compiano 11 anni, scoprono che esiste ed
iniziano a vedere qualche volta gli adulti usarla, ma poco. Oltre a questo
problema, c’erano molti maghi cattivi e streghe altrettanto perfide: furono
catturati tutti, quindi ora non c’è pericolo, però ci rendemmo conto se
lasciavamo vivere la magia, avremmo anche lasciato vivere e svilupparsi i maghi
più malvagi, inclini a rovinare le vite altrui. L’unica soluzione era
rinunciare alla magia. Col tempo, ci rendemmo conto che potevano anche vivere
senza di essa: la vita normale non è poi così male… Insomma, noi adulti
decidemmo di parlarne il meno possibile onde evitare di trovare altri maghi e
streghe che un giorno sarebbero potuti diventare cattivi. Quindi, secondo la
legge dopo gli 11 anni potrei parlarne, ma
Il popolo ha deciso di evitarlo
il più possibile”.
“Dunque mi vorresti dire che, per evitare magia cattiva , avete deciso
di non usarla affatto?” disse Leila spalancando gli occhi.
“Tesoro la magia non è chissà cosa.. Puoi vivere anche senza di essa.
Se invece la magia è cattiva, potresti rischiare di non vivere affatto.. Lo
capisci?”
“No, non lo capisco. I cattivi si possono combattere.”
“Si Leila, ma abbiamo perso tanti amici e familiari in queste lotte.”
disse sfinita la madre “Ascoltami, se abbiamo preso queste decisione, avevamo
dei motivi giusti. Se la magia va scomparendo, un motivo c’è. Saper fare
piccoli incantesimi è solo un modo per semplificarsi la vita, tutto qua. Ora
che sai come stanno le cose, non dovrai più parlarne e soprattutto non dovrai
provare a fare nulla ne’ a cercare qualche mago. Non sto scherzando, le
conseguenze potrebbero essere serie per tutti noi.”
“Abbiamo qualcuno con il sangue magico in famiglia?” chiese Leila,
attratta da tutto quell’argomento.
“Ti ho detto ora che non devi più parlarne. Hai voluto essere trattata
come un adulta e io ho fatto. Hai voluto che ti raccontassi ogni dettaglio
perché ormai sei grande. E l’ho fatto. Ora dovrai attenerti alle regole e non
parlarne più. Ne va della nostra sicurezza, ricordalo.” Disse seria la madre.
Leila guardò fissa la madre negli occhi per capire quanto davvero
fosse seria. E poi alla fine disse : “D’accordo mamma, te lo prometto”.
La madre le diede un bacio sulla fronte e si allontanò. Leila riiniziò
a giocare coi gattini, passando il tempo, fino a che non senti un forte rumore
di freni di bici provenire dall’aia.
Uscì di casa, sapendo che Giaco era venuto a raccontarle qualcosa.
“Ehy tu” urlò Leila “ma non dovevamo incontrarci dopo cena all’inizio
del sentiero che porta alla collinetta?”.
“Leila non potevo aspettare io… io… “ inizio a fare grossi respiri,
aveva sicuramente corso molto “ io ho visto una cosa e poi ne ho scoperte
altre!” urlò con forza.
“Mi dispiace Giaco, non voglio sapere cosa hai visto ne’ cosa hai
scoperto: ho parlato con mia madre e mi ha spiegato lo stretto necessario. Le
ho promesso che non avrei riparlato più di tutto questo e intendo mantenere la
promessa fatta.” Disse fiera di se’.
“Ma è una cosa importante: so tutto anch’io della magia ma quello che
ho visto e quello che ho scoperto di nascosto è formidabile!!!!”
“Giaco!!! Non voglio sapere, basta” urlò Leila, guardandolo male.
Il bambino rimase interdetto e la fissò mentre lei si girava e andava
via verso i campi.
“Ahhh d’accordo, fai come ti pare. Sei la solita testarda. Me lo terrò
per me quello che ho scoperto sulla tua famiglia.” Disse rimontando in
bicicletta.
“Cosa?” disse lei , voltandosi di scatto.
“Tua nonna era una maga, non te l’hanno detto?” disse dispettoso il
bambino.
Calò il silenzio. Giaco aspettò una reazione ma .. non accadde nulla.
“Ma si, ora sei matura, a te non interessa, terrò il resto della
storia per me” e così facendo pedalò via verso le colline.
Leila era ancora immobile e con gli occhi spalancati quando Giaco
sparì in lontananza. Il piccolo vasetto di fiori che teneva in mano e che aveva
preso all’ingresso mentre usciva, le cadde di mano e rotolò per l’aia.
Quando si fermò , Leila correva verso la sua collinetta, a più non
posso.
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