Polvere - Capitolo 4 - Scrittura



Dopo la brutta caduta e l’incidente con le lucciole, il mago Luix arrivò a fatica nella piccola cittadina che trovò alla fine del bosco.
Il posto era molto particolare: le case avevano tutte i muri rossi e i tetti marrone chiaro. In ogni abitazione, le finestre erano state decorate di fiori e intorno alle strade si sviluppavano campi e campi seminati alla perfezione. Era un bel posto dove vivere, pensò il mago. La strada principale era piena di bambini che giocavano e urlavano. In fondo alla strada, intravide un negozio che quasi sicuramente lo avrebbe aiutato a trovare quello che cercava.
Camminando lentamente, riuscì ad apprezzare ogni piccolo dettaglio di quella civiltà così allegra: le donne camminavano con le buste della spesa, sorridendo ai negozianti, mentre  le nonne del paese sedevano su un muretto cercando di scaldarsi al sole e contemporaneamente un sacco di gattini girellavano qua e la o riposavano sugli alberi. Quando trovava tanti gatti così, sapeva di essere nel posto giusto.
La strada era molto pulita e piccoli sassolini bianchi illuminavano la via. Stava per arrivare al negozio, quando uno di quei sassolini lo colpì alla gamba. Si girò di scatto e vide due ragazzotti tirare sassi ad un ragazzino più piccolo. “Ecco” pensò “ anche questo potrebbe essere utile alla mia causa”. E così dicendo alzò un dito verso il ragazzino che stava ricevendo tutti quei sassi.
Appena il dito del mago entrò nella traiettoria del ragazzo, questo si bloccò, irrigidendo tutti i muscoli.
Il mago allora iniziò a muovere impercettibilmente le labbra, pronunciando parole incomprensibili. Non appena finì di parlare, il ragazzino si girò verso i due che lo stavano attaccando e li fermò con un solo sguardo.
“Ma cosa ti prende?” disse uno.
“Sei così felice di ricevere i sassi addosso che ti sei fermato in mezzo alla via per riceverne altri?” ridacchiò l’altro.
Il ragazzino non disse niente, ma li fissò con gli occhi spalancati, che erano diventati quasi del tutto rossi. Poi, nel silenzio generale, disse una parola appena sussurrata e d’improvviso una nube di terra si alzò dalla strada, come se d’improvviso si fosse creato un tornado o una tempesta di sabbia. I ragazzotti si guardarono intorno terrorizzati, a bocca aperta. Provarono a scansarsi e a pararsi gli occhi ma la nube di terra era troppo grande e così furono costretti a scappare a gambe levate. Urlavano come matti e finirono per nascondersi nei campi, correndo a più non posso.
La nube andò avanti ancora per qualche secondo e il mago la guardava affascinato, sperando che ce la facesse a resistere.  Mentre la nube sembrava alzarsi verso il cielo e crescere ancor di più, si dileguò d’improvviso e il ragazzino cadde a terra stremato.
Luix scosse la testa sconfitto e corse dal ragazzo : “Mi spiace” gli sussurrò all’orecchio “speravo tu fossi la persona che sto cercando”. E così dicendo schioccò le dita nell’orecchio del ragazzino che si destò in un lampo, come se niente fosse.
“Cos’è successo?” disse sconcertato e spaesato.
“Niente, sei caduto mentre correvi” disse il mago.
Il ragazzino lo guardò stranito e si alzò, facendosi aiutare. SI guardò intorno un ultima volta, come se mancasse qualcosa, e poi se ne andò, con lo sguardo perso nel vuoto.
Quel ragazzino poteva essere la persona che Luix stava cercando, però non era riuscito a reggere il peso della magia ed era svenuto mentre ancora l’incantesimo era in corso. Quando non eri portato per la magia poteva accadere anche questo.
Molte persone del paese avevano assistito alla scena e mentre il mago s’incamminava per andare al negozio, tutti lo raggiunsero per chiedere cosa fosse accaduto.
“Chi siete?” urlò una donna.
“Cosa avete fatto a  quel povero ragazzino?” disse infuriato un lattaio.
“Verranno avvisati di quello che hai fatto” commentò un altro uomo.
E come loro, altre decine di persone cominciarono ad avvicinarsi al mago, dicendo cose orribili e minacciandolo in tutti i modi possibili.
Luix allora si fermò, prese una polvere rosa da una tasca del mantello e girandosi verso quelle persone, la soffiò in faccia a tutti, uno per uno. I paesani si bloccarono, alcuni starnutirono e poi, senza dire una parola, ricominciarono a fare le loro cose serenamente.
“Ah” commentò allegro il mago “questa polvere della memoria è sempre stata una delle mie preferite, non c’è dubbio”.
E così dicendo, riprese il cammino verso il negozio, non accorgendosi che il ragazzino con la bicicletta che aveva trovato nel bosco, era rimasto nascosto dietro un albero tutto il tempo, osservando la scena e non subendo l’incantesimo della polvere rosa.
Appena il mago varcò la soglia del negozio, il ragazzino montò in sella alla bici, diretto a tutta forza verso casa.

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