Una bambina - Capitolo 1 - Scrittura



In un tempo lontano e in luogo lontano, una bambina giocava su un prato verde e infinito.
Il vento muoveva l’erba, facendola sembrare un enorme tappeto in movimento. Piccoli fiori bianchi spuntavano qua e là, risplendendo al sole.
La bambina era seduta a terra e giocava con dei fiori rossi e con dei legnetti. Si era sistemata sulla cima di una collinetta, in un punto che lei definiva “strategico” perché le dava la possibilità di vedere in un batter d’occhio tutta la vallata.
Nuvole bianche e morbide si muovevano all’unisono, velocemente. In fondo alla collinetta, c’era un piccolo carretto di legno che la bambina usava per riportare a casa fiori, sassi e altre meraviglie.
Quella mattina, la bambina si era messa un vestito molto bello e sapeva che, se la mamma se ne fosse accorta, l’avrebbe sgridata fino allo sfinimento. Adorava la gonna rossa di quel vestito e persino il grembiulino bianco corredato.
E così stava lì seduta tra l’erba mossa dal vento, ammirando la vallata, giocando con i fiori e indossando il suo vestito rosso.
Tutto procedeva con calma, leggerezza e allegria. Tutto era perfetto.
Poi, nel silenzio, un urlo agghiacciante squarciò quel paradiso in terra, facendo scattare la bambina in piedi.
Per un attimo non accadde nulla, poi un altro urlo, qualche cespuglio in movimento e .. bum!
Un bambino dai capelli lunghi e castani arrivò a tutta velocità, in sella ad una bicicletta troppo grande per lui ed urlando “all’attacco” . Pedalando a tutta forza, mirava la cima della collinetta. Stava quasi per investire la bambina poi all’ultimo decise di schivarla, finendo a terra con gran rumore.
Per tutto il tempo , la bambina aveva tenuto gli occhi chiusi, spaventata, per riaprirli poi solo dopo che era ricalato il silenzio. La scena che le si presentò davanti era una tragedia: i fiorellini bianchi che abbellivano la collinetta era stati schiacciati, l’erba ormai non era più regolare ma tutta spezzata o addirittura strappata via, i suoi adorati fiori rossi erano stati rotti e pestati. Su tutte le furie, non sapeva cosa dire e stava cercando le parole, quando con la coda dell’occhio notò qualcosa di strano sul suo vestito: la sua gonna rossa, la preferita, quella che non avrebbe dovuto indossare, era completamente e inesorabilmente cosparsa di fango. Il bambino, arrivando a tutta velocità e sgommando per evitarla, aveva alzato da terra tantissimo fango che si era sfortunatamente spalmato su tutto il vestito della bambina.
Prima guardò la gonna, poi guardò il bambino e poi lentamente riguardò la gonna.
E solo dopo alcuni secondi di silenzio cominciò ad urlare.
“Guarda cosa hai fatto, stupido!” disse cercando di pulirsi “ ma ti sembra il modo di andare a giro? E ora, come faccio a sistemarlo?” Aveva le lacrime agli occhi.
“Non l’ho fatto apposta” rispose il bambino alzandosi da terra, spostando la bicicletta “ E poi l’ho fatto per non investirti: preferivi che ti venissi addosso anziché sporcarti un po’? “
La rabbia che la bambina provava cresceva a vista d’occhio e l’insolenza che questo bambino le mostrava , non faceva che peggiorare le cose.
“Se tu non andassi a giro per i prati in bicicletta, a tutta velocità, forse non rischieresti di investire la gente.” Rispose stizzita.
Si guardarono in cagnesco per un minuto buono e stavano per riiniziare a litigare, quando un rumore lungo e continuo, assai anomalo, attirò la loro attenzione. Si voltarono all’unisono verso il punto da cui veniva quel rumore.
“Andiamo a vedere cos’è?” Chiese lui speranzoso, con gli occhi che brillavano.
“Va bene” rispose lei con distacco, come se volesse far intendere che a lei quelle “cose” avventurose non interessavano molto e che lo faceva solo per compagnia.
“Allora andiamo” disse sorridendo “ A proposito, io sono Giacomo, ma puoi chiamarmi Giaco”.
“ Io sono Leila e puoi chiamarmi solo così”.
E così facendo, si avventurarono tra gli alberi.



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