In un tempo lontano e in luogo lontano, una bambina giocava su un
prato verde e infinito.
Il vento muoveva l’erba, facendola sembrare un enorme tappeto in
movimento. Piccoli fiori bianchi spuntavano qua e là, risplendendo al sole.
La bambina era seduta a terra e giocava con dei fiori rossi e con dei
legnetti. Si era sistemata sulla cima di una collinetta, in un punto che lei
definiva “strategico” perché le dava la possibilità di vedere in un batter
d’occhio tutta la vallata.
Nuvole bianche e morbide si muovevano all’unisono, velocemente. In
fondo alla collinetta, c’era un piccolo carretto di legno che la bambina usava
per riportare a casa fiori, sassi e altre meraviglie.
Quella mattina, la bambina si era messa un vestito molto bello e
sapeva che, se la mamma se ne fosse accorta, l’avrebbe sgridata fino allo
sfinimento. Adorava la gonna rossa di quel vestito e persino il grembiulino
bianco corredato.
E così stava lì seduta tra l’erba mossa dal vento, ammirando la
vallata, giocando con i fiori e indossando il suo vestito rosso.
Tutto procedeva con calma, leggerezza e allegria. Tutto era perfetto.
Poi, nel silenzio, un urlo agghiacciante squarciò quel paradiso in
terra, facendo scattare la bambina in piedi.
Per un attimo non accadde nulla, poi un altro urlo, qualche cespuglio
in movimento e .. bum!
Un bambino dai capelli lunghi e castani arrivò a tutta velocità, in
sella ad una bicicletta troppo grande per lui ed urlando “all’attacco” .
Pedalando a tutta forza, mirava la cima della collinetta. Stava quasi per investire
la bambina poi all’ultimo decise di schivarla, finendo a terra con gran rumore.
Per tutto il tempo , la bambina aveva tenuto gli occhi chiusi,
spaventata, per riaprirli poi solo dopo che era ricalato il silenzio. La scena
che le si presentò davanti era una tragedia: i fiorellini bianchi che
abbellivano la collinetta era stati schiacciati, l’erba ormai non era più
regolare ma tutta spezzata o addirittura strappata via, i suoi adorati fiori
rossi erano stati rotti e pestati. Su tutte le furie, non sapeva cosa dire e
stava cercando le parole, quando con la coda dell’occhio notò qualcosa di
strano sul suo vestito: la sua gonna rossa, la preferita, quella che non
avrebbe dovuto indossare, era completamente e inesorabilmente cosparsa di
fango. Il bambino, arrivando a tutta velocità e sgommando per evitarla, aveva
alzato da terra tantissimo fango che si era sfortunatamente spalmato su tutto
il vestito della bambina.
Prima guardò la gonna, poi guardò il bambino e poi lentamente riguardò
la gonna.
E solo dopo alcuni secondi di silenzio cominciò ad urlare.
“Guarda cosa hai fatto, stupido!” disse cercando di pulirsi “ ma ti
sembra il modo di andare a giro? E ora, come faccio a sistemarlo?” Aveva le
lacrime agli occhi.
“Non l’ho fatto apposta” rispose il bambino alzandosi da terra,
spostando la bicicletta “ E poi l’ho fatto per non investirti: preferivi che ti
venissi addosso anziché sporcarti un po’? “
La rabbia che la bambina provava cresceva a vista d’occhio e
l’insolenza che questo bambino le mostrava , non faceva che peggiorare le cose.
“Se tu non andassi a giro per i prati in bicicletta, a tutta velocità,
forse non rischieresti di investire la gente.” Rispose stizzita.
Si guardarono in cagnesco per un minuto buono e stavano per riiniziare
a litigare, quando un rumore lungo e continuo, assai anomalo, attirò la loro
attenzione. Si voltarono all’unisono verso il punto da cui veniva quel rumore.
“Andiamo a vedere cos’è?” Chiese lui speranzoso, con gli occhi che
brillavano.
“Va bene” rispose lei con distacco, come se volesse far intendere che
a lei quelle “cose” avventurose non interessavano molto e che lo faceva solo
per compagnia.
“Allora andiamo” disse sorridendo “ A proposito, io sono Giacomo, ma
puoi chiamarmi Giaco”.
“ Io sono Leila e puoi chiamarmi solo così”.
E così facendo, si avventurarono tra gli alberi.
Per vedere gli altri capitoli, clicca qui : Una bambina
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